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Reddito minimo dell'inquilino: la regola del 30% e i casi in cui va stretta

Reddito minimo richiesto a un inquilino: come applicare la regola del 30% del netto (e quando scendere al 25% o salire al 35%), soglie per le principali città italiane, casi speciali (coppia, autonomo, pensionato, studente).

1 giugno 2026 11 min di lettura FidoAffitti

Reddito Minimo dell'Inquilino: la Regola del 30% e i Casi in Cui Va Stretta

Sul tema del reddito minimo del candidato inquilino circolano due idee contrastanti, ed entrambe sbagliano nello stesso modo: cercano una regola unica per tutti i casi. La prima dice "tre volte il canone è sufficiente, è la regola di sempre". La seconda dice "con le bollette di oggi, tre volte non basta più". Vanno entrambe contestualizzate.

La regola del 30% (canone non superiore al 30% del reddito netto del conduttore) resta il riferimento standard del settore. Non perché sia magica, ma perché bilancia in modo ragionevole accessibilità per l'inquilino e sicurezza per il proprietario. Quello che cambia, e va detto con chiarezza, è che oggi il proprietario ha tre soglie tra cui scegliere in base al proprio appetito di rischio: 25% (prudente), 30% (standard storico), 35% (massimo accettabile prima di assumere rischi significativi). E ha anche un secondo elemento da pesare: il reddito alto, da solo, non basta — la storia creditizia conta tanto quanto.

Aggiungo una nota a margine che molti proprietari ignorano e che fa risparmiare un mucchio di problemi: il pensionato è il profilo di inquilino più sottovalutato del mercato italiano. Lo dico anche nell'articolo come scegliere l'inquilino giusto: reddito fisso, accreditato dall'INPS, non soggetto a perdita del lavoro. Eppure molti proprietari lo scartano per pregiudizio. È un errore strategico.


La regola del 30%: cosa significa, perché esiste

Il principio guida è semplice. Il canone mensile non dovrebbe superare il 30% del reddito netto mensile del conduttore. Detto in altri termini, il reddito netto minimo del candidato deve essere circa 3,33 volte il canone.

Formula:

Reddito netto minimo = Canone mensile ÷ 0,30
Canone mensile Reddito netto minimo (regola 30%)
500 € 1.667 €
700 € 2.333 €
800 € 2.667 €
1.000 € 3.333 €
1.200 € 4.000 €
1.500 € 5.000 €
2.000 € 6.667 €

Perché proprio il 30%? Le stime di settore (elaborate da osservatori come Nomisma, SUNIA e Confedilizia, con metodologie diverse e dati non sempre direttamente confrontabili) indicano una correlazione netta tra incidenza del canone sul reddito e tasso di morosità: chi paga meno del 25% del reddito in affitto ha una morosità molto bassa, chi paga oltre il 40% una morosità sensibilmente più alta. Il 30% sta nel mezzo come compromesso storico. Non è scolpito nella pietra, è uno standard ragionevole su cui modulare.


25%, 30% O 35%? tre soglie, tre profili di rischio

A seconda del tuo appetito di rischio e delle caratteristiche del mercato locale, puoi applicare una soglia diversa.

25% — proprietario prudente. Lo applichi quando hai poca tolleranza al rischio: prima esperienza di locazione, immobile importante per il tuo bilancio familiare, mercato delle locazioni dove c'è abbondanza di candidati e puoi permetterti di essere selettivo. Su un canone di 1.000 € chiedi 4.000 € di reddito netto invece di 3.333 €. Restringe il bacino ma riduce sensibilmente la probabilità di morosità.

30% — standard di settore. È la prassi storica e il riferimento più diffuso. Equilibrio tra selettività e ampiezza del bacino di candidati.

35% — proprietario tollerante al rischio. Lo usi quando il mercato locale ha pochi candidati che soddisfano la soglia del 30% (capita nelle grandi città dove i canoni sono molto sopra ai redditi medi locali), o quando hai garanzie aggiuntive (garante solido, polizza affitto-non-pagato, deposito cauzionale massimo). Oltre il 35% si entra in zona rossa: i dati storici mostrano che la morosità sale in modo non lineare.

Importante per il 2026: il 30% deve essere calcolato sul canone totale comprensivo di spese ricorrenti (condominio, eventuali spese accessorie a carico dell'inquilino), non solo sul canone netto. Se il canone è 800 € e le spese condominiali a carico dell'inquilino sono 100 €/mese, l'incidenza è su 900 €, e il reddito minimo (30%) diventa 3.000 € invece di 2.667 €. Bollette e utenze (che non passano per il proprietario) restano a carico dell'inquilino e mangiano altro reddito disponibile, ma non si computano nel calcolo del 30% standard.


Lordo o netto? l'errore che fa la differenza

L'errore più frequente che vedo nelle valutazioni dei proprietari è confondere reddito lordo e reddito netto. La differenza in Italia è sostanziale.

Reddito lordo annuo Lordo mensile Netto mensile orientativo
24.000 € 2.000 € circa 1.500 €
30.000 € 2.500 € circa 1.900 €
36.000 € 3.000 € circa 2.200 €
45.000 € 3.750 € circa 2.800 €
60.000 € 5.000 € circa 3.600 €

Il differenziale lordo-netto va dal 25% al 35% in base ad aliquota IRPEF marginale, detrazioni, addizionali. Richiedere "tre volte il canone come reddito" senza specificare significa accettare un inquilino il cui reddito netto è circa due volte il canone — sotto la soglia del 30%, in zona rischio.

La formulazione corretta è: 3,33 volte il canone come reddito netto mensile. O equivalentemente: il canone è il 30% del reddito netto, non del lordo.


Soglie per le principali città italiane

I canoni di locazione variano molto in Italia, e quindi anche le soglie reddituali richieste. La tabella che segue riporta stime orientative basate sui canoni medi di mercato per un bilocale (50-60 mq) a inizio 2026. I dati specifici di zona (rilevazioni OMI ufficiali dell'Agenzia delle Entrate, range min/max per quartiere) li trovi nella sezione Prezzi Affitti di FidoAffitti.

Città Canone medio bilocale (orientativo) Reddito netto minimo (30%)
Milano (semicentro) 1.300 € 4.333 €
Roma (semicentro) 950 € 3.167 €
Bologna 850 € 2.833 €
Firenze 900 € 3.000 €
Torino 750 € 2.500 €
Napoli 650 € 2.167 €
Palermo 550 € 1.833 €
Bari 600 € 2.000 €

Il caso di Milano è quello che meglio illustra il problema: per affittare un bilocale medio servono circa 4.300 € netti al mese, cioè un lordo annuo di 70.000-75.000 €. È una soglia che esclude buona parte del mercato del lavoro locale, e spiega perché in città ad alta pressione molti proprietari sono costretti a scendere al 35% o a richiedere garante per accettare i candidati disponibili.


Coppia con doppio reddito

Quando l'immobile è locato a una coppia (sposata, convivente o coabitante), i redditi si sommano per il calcolo del 30%. Due regole pratiche:

la solidità non è solo aritmetica. Verifica che almeno uno dei due abbia reddito sufficiente a coprire il canone in autonomia in caso di perdita di lavoro dell'altro — altrimenti la perdita di un singolo stipendio fa saltare l'intero equilibrio;

chiedi la documentazione di entrambi (buste paga o dichiarazioni dei redditi) e inserisci entrambi come coobligati solidali nel contratto. La solidarietà è ciò che ti permette di chiedere l'intero canone a uno solo dei due in caso di morosità, senza dover "dividere" la richiesta.


Lavoratori autonomi: media e trend

Liberi professionisti, artigiani, commercianti e partite IVA pongono una sfida specifica: la volatilità del reddito. Un anno eccellente può essere seguito da un anno difficile.

Chiedi le dichiarazioni dei redditi degli ultimi due o tre anni, non solo l'ultima. Fai la media del reddito netto del triennio: è il numero da confrontare con il canone, non il picco del singolo anno migliore. Guarda anche il trend: reddito in crescita stabile è un segnale positivo, reddito in calo è da approfondire.

Verifica la regolarità contributiva (DURC per artigiani e commercianti, versamenti alla cassa professionale per i liberi professionisti): chi ha pendenze contributive ha quasi sempre tensioni di cassa che si riflettono prima o poi sul canone.

Attenzione al regime forfettario (imposta sostitutiva 15% o 5% per chi rientra nei requisiti): il reddito che vedi nella dichiarazione è il reddito di cassa imponibile, dal quale vanno sottratti l'imposta sostitutiva e i contributi previdenziali per ottenere il netto realmente disponibile.


Pensionati: il profilo più sottovalutato

Lo dico per la seconda volta in questo articolo perché vale la ripetizione: contro il pregiudizio diffuso, i pensionati sono uno dei migliori profili di inquilino in circolazione. Tre ragioni concrete.

Il reddito è certo e regolare: l'INPS accredita la pensione a data fissa ogni mese.

Non è soggetto a interruzioni improvvise come lo è il reddito da lavoro (licenziamento, cassa integrazione, fine contratto a termine).

È verificabile facilmente dal cedolino pensione INPS (scaricabile dal portale INPS con SPID) o dalla CU, e l'autenticità è incrociabile con il cassetto fiscale del candidato.

Il rischio specifico del pensionato è uno solo, e va anticipato nel contratto: in caso di morte del conduttore, la legge prevede il subentro nel contratto del coniuge convivente, dei parenti stabilmente conviventi e — secondo una giurisprudenza consolidata — del convivente more uxorio (art. 6 L. 392/1978, espressamente richiamato anche per le locazioni L. 431/1998 dalla giurisprudenza prevalente). Se nessun erede convive, il contratto si estingue. Concorda con un legale una clausola che disciplini espressamente questa eventualità.


Studenti con garante

Gli studenti universitari non hanno reddito proprio. L'affitto si regge sulla garanzia dei genitori (o di altro garante). In questo caso la valutazione della solvibilità si sposta interamente sul garante, e i criteri da applicare sono più severi rispetto al conduttore tipo.

Il garante ideale è un lavoratore dipendente a tempo indeterminato con anzianità, o un pensionato con cedolino solido. Il reddito netto del garante dovrebbe essere almeno quattro o cinque volte il canone (più alto della soglia standard di 3,33, perché il garante mantiene anche le proprie spese correnti e non può destinare al tuo affitto l'intero margine).

Verifica che il garante non abbia già garantito altri contratti di affitto in essere o esposizioni debitorie significative (vedi garanzie nell'affitto). La garanzia va formalizzata in un documento scritto separato dal contratto, con firma del garante apposta in presenza del proprietario o di un terzo.


Il reddito alto, da solo, non basta

Un candidato con 4.000 € netti al mese può comunque essere un profilo rischioso se ha:

  • protesti su assegni o cambiali insoluti negli ultimi cinque anni;
  • pregiudizievoli (pignoramenti, ipoteche giudiziali) in corso;
  • finanziamenti multipli in sofferenza segnalati in CRIF o altri SIC;
  • procedimenti giudiziali in corso per crediti non saldati;
  • cessione del quinto sullo stipendio che assorbe già il 20% del netto.

Nessuna di queste informazioni emerge dal cedolino o dalla CU. Emerge solo dalla verifica della storia creditizia, accessibile tramite servizi professionali con il consenso dell'interessato. Per i dettagli su quali strumenti usare vedi verifica solvibilità inquilino. Sul rapporto specifico tra reddito alto e storia sporca: meglio un candidato con reddito medio-alto e CRIF pulito che uno con reddito alto e bandiere rosse.


Domande che mi fanno spesso

Posso fissare un reddito minimo per legge? Sì, il proprietario ha libertà contrattuale nella scelta dell'inquilino. Il criterio reddituale è sempre legittimo, purché non sia mascheratura di discriminazione vietata (etnia, religione, nazionalità, ecc.).

Un candidato con reddito sufficiente ma protesti di tre anni fa? Dipende dalla gravità e dalla regolarizzazione. Un protesto di cinque o più anni fa, sanato, in assenza di altri episodi può essere il residuo di un periodo superato. Un protesto recente è un segnale di attenzione concreto. La regola: chiedi sempre il contesto.

Il canone concordato ha soglie reddituali diverse? No. I criteri di selezione dell'inquilino sono indipendenti dal tipo di contratto. Quello che cambia è il livello del canone, non la valutazione del candidato.

Candidato con reddito sufficiente ma contratto a tempo determinato in scadenza? Valuta la durata residua del contratto di lavoro. Se mancano pochi mesi, il rischio è alto: richiedi un garante o un deposito cauzionale al massimo di legge (tre mensilità ex art. 11 L. 431/1998), e considera una polizza affitto-non-pagato.

Come valuto un candidato che vive di rendite finanziarie o immobiliari? Documenta tutte le fonti (estratti conto, dichiarazioni dei redditi, estratti del portafoglio). Il punto critico è la stabilità: rendite consolidate sono accettabili, rendite legate ad asset volatili sono rischiose. In caso di dubbio, chiedi un garante a copertura.


Reddito + storia creditizia: due metà della stessa decisione

Il reddito ti dice se il candidato può pagare. La storia creditizia ti dice se ha pagato quando ha potuto. Sono due informazioni separate, ed entrambe servono.

FidoAffitti integra le due verifiche in un unico report: analisi della congruenza del reddito dichiarato e analisi della storia creditizia su banche dati pubbliche e private (protesti, pregiudizievoli, eventuale credit score). Quello che il report non sostituisce è la lettura attenta delle buste paga e della CU (sezione tua) e la telefonata al datore di lavoro (sezione tua, vedi documenti da richiedere all'inquilino). Le due cose si tengono insieme.


Leggi anche: Come scegliere l'inquilino giusto · Leggere la busta paga dell'inquilino · Documenti da richiedere all'inquilino · Verifica solvibilità inquilino · Garanzie nell'affitto · Glossario affitti

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