Guida agli Inquilini

Documenti da richiedere all'inquilino: lista, verifica e limiti del GDPR

Quali documenti puoi chiedere a un inquilino per legge, come verificarli (anche le buste paga false) e cosa il GDPR ti vieta di pretendere. Con riferimenti normativi e check pratici.

9 marzo 2026Aggiornato il 28 maggio 2026 10 min di lettura FidoAffitti

Documenti da Richiedere all'Inquilino: Lista, Verifica e Limiti del GDPR

Mi è capitato di vedere un contratto di lavoro contraffatto. Sembrava in ordine: intestazione di un'azienda, codice fiscale del datore, importi credibili per la qualifica dichiarata, persino la firma del responsabile delle risorse umane. Solo provando a verificare l'azienda nei registri ufficiali si capiva che il datore di lavoro non aveva mai assunto la persona indicata. Tutto bene fino alla terza mensilità.

Questa è la parte spiacevole del mestiere di proprietario: i documenti che ti vengono consegnati non sono sempre quello che sembrano. La buona notizia è che esistono strumenti molto semplici per accorgersene, e la legge italiana ti dice esattamente cosa puoi chiedere a un candidato (e cosa no). Vediamo entrambe le cose con riferimenti normativi precisi, perché qui sbagliare costa caro in due direzioni: il rischio di prendersi un inquilino problematico da un lato, una possibile sanzione GDPR dall'altro.


Quello che il GDPR ti permette di chiedere

Il Regolamento UE 679/2016 (GDPR), recepito in Italia dal D.Lgs. 196/2003 come modificato dal D.Lgs. 101/2018, si applica a chiunque raccolga dati personali, anche al privato cittadino che affitta il proprio appartamento. Il principio guida è uno solo: minimizzazione. Puoi chiedere solo quello che ti serve davvero per valutare identità e solvibilità del candidato.

In pratica, è lecito richiedere:

  • documento d'identità in corso di validità
  • codice fiscale (obbligatorio ai fini della registrazione del contratto, art. 13 L. 431/1998)
  • documentazione reddituale (buste paga, CU, dichiarazione dei redditi, cedolino INPS)
  • composizione del nucleo che occuperà l'immobile
  • permesso di soggiorno, per i candidati extracomunitari

Non puoi invece chiedere informazioni su stato di salute o disabilità (vietato dalla L. 67/2006 e tutelato dall'art. 9 del GDPR sui dati sensibili), orientamento sessuale, religione, opinioni politiche o sindacali, gravidanza o intenzione di avere figli, fedina penale (salvo eccezioni specifiche), dati di familiari non coinvolti nella locazione.

Una violazione non è teorica: le sanzioni GDPR per le persone giuridiche arrivano fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato annuo. Per i privati gli importi sono proporzionalmente inferiori, ma il Garante ha emesso provvedimenti reali anche contro singoli locatori per richieste sproporzionate. Non è un rischio astratto.


Cosa serve per un dipendente

Il lavoratore subordinato è il profilo più semplice da valutare, perché la documentazione è standardizzata.

Le ultime tre buste paga ti danno una fotografia ravvicinata: datore di lavoro attuale, tipologia contrattuale, reddito netto mensile reale, eventuali trattenute straordinarie come la cessione del quinto (che non è un male in sé, ma riduce il reddito disponibile). Confronta sempre l'importo netto delle tre mensilità: oscillazioni significative possono indicare lavoro a ore variabili o un rapporto non stabile.

La Certificazione Unica (CU) — il documento che il datore di lavoro rilascia entro il 31 marzo per i redditi dell'anno precedente — chiude il quadro annuale. Serve a verificare che le buste paga siano coerenti col totale dichiarato e a leggere periodi di cassa integrazione o sospensione. Se il candidato è stato assunto da poco e non ha ancora la CU dell'impiego attuale, chiedi la lettera di assunzione o il contratto.


Per gli autonomi cambia tutto

Con un libero professionista o un titolare di partita IVA, la busta paga non esiste. Quello che serve sono le ultime due dichiarazioni dei redditi (Modello Redditi o 730) e l'estratto conto bancario degli ultimi tre-sei mesi.

Due anni di dichiarazioni servono per capire la stabilità del reddito nel tempo: un anno a 60.000 € e uno a 18.000 € è un profilo più rischioso di due anni a 35.000 € fissi. Guarda il reddito imponibile, non il fatturato lordo. Un professionista con 80.000 € di fatturato e 75.000 € di costi deducibili produce un reddito netto modestissimo.

L'estratto conto è la fotografia dell'oggi: la dichiarazione si riferisce all'anno precedente, mentre i movimenti recenti mostrano se il flusso in entrata è regolare e se ci sono rate di prestiti o leasing che incidono sul disponibile. Il candidato ha il diritto di oscurare i movimenti che non riguardano la valutazione (cifre piccole, beneficiari personali): a te bastano i saldi e le entrate principali.

Ultimo controllo, gratis e in due minuti: la partita IVA è ancora attiva? Si verifica sul sito dell'Agenzia delle Entrate o sul Registro Imprese della Camera di Commercio. Una partita IVA cessata cambia completamente il quadro.


Il pensionato, il profilo che nessuno vuole (e che invece spesso conviene)

Molti proprietari scartano i pensionati per pregiudizio. È un errore, perché la pensione è un reddito fisso, prevedibile e garantito dallo Stato. Il documento di riferimento è il cedolino mensile INPS, scaricabile dal portale dell'istituto con SPID o CIE: mostra l'importo netto, le eventuali trattenute (prestiti Inpdap, pignoramenti), il tipo di trattamento (vecchiaia, invalidità, reversibilità). In alternativa il candidato può fornire il Modello Obis/M, il riepilogo annuale.


Cittadini extracomunitari: il permesso di soggiorno

Per i candidati di Paesi extra-UE, oltre ai documenti reddituali serve il permesso di soggiorno in corso di validità. Verifica tipologia (lavoro, famiglia, studio, protezione internazionale), scadenza ed eventuale rinnovo in corso: in quel caso il candidato avrà la ricevuta della richiesta, che vale come documento.

I cittadini UE non hanno bisogno del permesso di soggiorno, ma è prassi corretta chiedere documento di identità e residenza in Italia o iscrizione all'AIRE.


Come si riconosce una busta paga (o un contratto) contraffatto

Tornando all'episodio dell'apertura: la maggior parte dei documenti falsificati che si vedono nel mercato dell'affitto non sono opere d'arte. Sono PDF modificati con editor gratuiti online, o documenti veri di un'azienda di cui il candidato non è mai stato dipendente. Si scoprono in pochi minuti se sai cosa guardare.

Sulle buste paga controlla:

  • font e formattazione coerenti rispetto allo standard del settore (le buste autentiche escono dai gestionali paghe, hanno un layout riconoscibile)
  • presenza del numero di matricola INPS del datore di lavoro
  • importi proporzionati alla qualifica dichiarata (un "tirocinante" con 3.500 € netti è un'incongruenza palese)
  • nome del datore di lavoro rintracciabile in Registro Imprese con quella sede e quel codice fiscale

Sulle dichiarazioni dei redditi, chiedi sempre il prospetto di liquidazione con il numero di ricevuta telematica dell'Agenzia delle Entrate. Il modello deve riportare codice fiscale del contribuente e data di presentazione. Una dichiarazione senza ricevuta è solo un pezzo di carta.

Sui contratti di lavoro la regola d'oro è: l'azienda esiste e l'ha mai assunto? Un'ora persa a verificarlo vale dodici mesi di sfratto risparmiati.


L'arma che pochi proprietari usano: il telefono

Lo dico contro il mio stesso interesse, perché qui vendo un servizio digitale: il modo più efficace per smontare una busta paga sospetta è alzare la cornetta e chiamare il datore di lavoro indicato. Non l'ufficio personale, non un centralino qualunque — chiama il numero che risulta dalle visure ufficiali dell'azienda, non quello stampato sulla busta paga (che, se il documento è contraffatto, sarà inventato anche lui).

Ti basta una domanda: "buongiorno, sto valutando di affittare un appartamento a Mario Rossi, codice fiscale tale, mi conferma che è vostro dipendente?". Il responsabile del personale, anche per ragioni di privacy, non ti darà dettagli su stipendio o posizione, ma il sì/no sull'esistenza del rapporto di lavoro te lo dà. Quel sì/no è quello che ti salva dall'episodio dell'apertura.

La maggior parte dei proprietari non lo fa mai. Si dicono "il documento sembra in ordine", "non voglio essere insistente", "tanto il candidato mi sembra a posto". Sono le stesse ragioni per cui ci si lascia fregare.


Cosa puoi (e non puoi) chiedere, in tabella

Informazione Lecita Perché
Documento d'identità Necessaria per identificazione
Buste paga / reddito Necessaria per verifica solvibilità
Composizione del nucleo che abita Rilevante per l'uso dell'immobile
Animali domestici Rilevante per il regolamento condominiale
Stato di salute No Tutelato da L. 67/2006 e art. 9 GDPR
Gravidanza o intenzione di figli No Discriminazione vietata
Religione, opinioni politiche No Dati sensibili ex art. 9 GDPR
Orientamento sessuale No Dato sensibile ex art. 9 GDPR
Fedina penale No Salvo eccezioni di legge specifiche
Dati di familiari non coinvolti No Non pertinenti al contratto

Cosa fare con i documenti dopo (GDPR pratico)

Una volta raccolti, sei tu il responsabile del trattamento di quei dati. Le regole pratiche sono poche e chiare.

Se il contratto viene firmato, conserva i documenti per tutta la durata del rapporto e per un periodo ragionevole dopo la cessazione — la prassi è dieci anni, corrispondenti alla prescrizione ordinaria per controversie civili.

Se il contratto non viene firmato, i documenti del candidato non selezionato vanno distrutti entro trenta giorni. Conservarli "per future opportunità" senza un consenso esplicito è una violazione.

Sulle modalità: cartacei in luogo sicuro non accessibile a terzi, digitali protetti da password, mai condivisi con persone non coinvolte nella locazione, mai caricati su servizi cloud non sicuri. Il candidato può chiederti in qualsiasi momento copia dei suoi dati o la cancellazione (diritto all'oblio, art. 17 GDPR): devi essere in grado di rispondere.

Una piccola accortezza che molti dimenticano: prima di raccogliere qualsiasi documento, sei obbligato a fornire una breve informativa sul trattamento dei dati (art. 13 GDPR). Non serve un documento legale di otto pagine — bastano poche righe scritte che indichino chi sei, perché chiedi quei dati e per quanto tempo li conservi. Mandata via WhatsApp o email è sufficiente, basta che resti traccia.


Domande che mi fanno spesso

Posso rifiutarmi se il candidato non mi dà i documenti? Sì. Il candidato è libero di non fornirli, tu sei libero di non procedere con la locazione. Le due libertà coesistono.

L'ISEE va bene al posto delle buste paga? No. L'ISEE misura la situazione economica del nucleo familiare per accedere a prestazioni sociali, non il reddito disponibile mensile. Per la valutazione della solvibilità servono buste paga o dichiarazione dei redditi. Se un candidato ti offre solo l'ISEE, chiedigli il resto.

Posso chiedere l'estratto conto a tutti? Puoi, ma il candidato può rifiutarsi. Per gli autonomi è quasi indispensabile, per un dipendente con CU e tre buste paga in ordine è in genere sproporzionato. Valuta in base al profilo.

Come faccio a sapere se una busta paga è autentica? Il metodo più affidabile è chiamare il datore di lavoro indicato, dopo aver verificato che l'azienda esista davvero. In subordine, un servizio professionale incrocia i dati dichiarati con le banche dati ufficiali, ma niente sostituisce la telefonata diretta.

Sono obbligato a dare un'informativa scritta sui dati che raccolgo? Sì, l'art. 13 GDPR lo prevede. Bastano poche righe in messaggio: chi sei, perché chiedi i dati, per quanto li conservi.


Cosa fa (e cosa non fa) un report di solvibilità

Un report fatto bene — il nostro a FidoAffitti, come quelli di altri operatori seri sul mercato italiano — incrocia i dati che il candidato ti dichiara con le banche dati ufficiali: verifica del codice fiscale, controllo della negatività (protesti, pregiudizievoli), congruenza dei dati anagrafici. Ti toglie il rischio dei dati nascosti — quello che il candidato non ti dice e che tu da solo non potresti scoprire.

Quello che un report non fa è guardare in faccia la busta paga che hai in mano. Quel pezzo di carta lo tieni tu, e la responsabilità di verificarlo (telefonata al datore di lavoro, controllo della matricola INPS, ricerca dell'azienda nei registri ufficiali) resta tua. Il report è il primo livello — quello che scopre le bombe nei database. La telefonata è il secondo livello — quella che scopre i documenti contraffatti. Servono entrambi i livelli, e nessuno dei due basta da solo.

Se vuoi vedere come funziona la parte automatizzata, fidoaffitti.it. La telefonata al datore di lavoro però la devi fare tu.


Leggi anche: Come scegliere l'inquilino giusto · Verifica solvibilità inquilino · Leggere la busta paga dell'inquilino · Reddito minimo dell'inquilino · Glossario affitti

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